Politica e pubblicità

Ultimamente mi soffermo ad osservare i cartelloni pubblicitari dei nostri politici.
Non spendo nemmeno un microsecondo nell’esprimere un giudizio estetico perchè troppo spesso sarebbe impietoso. Anche salendo a livello dei messaggi verbali inviati, fatico veramente molto a raggiungere un giudizio positivo.
Eppure la mia riflessione va al significato delle parole e dei concetti che sottendono.

Per esempio perché diciamo “campagna pubblicitaria” e “campagna elettorale” usando la stessa parola?  E’ indubbio che i politici usino strumenti di vendita di massa come la pubblicità per vincere la “campagna elettorale”.

Ora mi spingerò su una linea di teorizzazione estrema.

Secondo me nessun politico dovrebbe usare mezzi pubblicitari per promuovere la propria immagine, non deve vendere niente, tanto meno slogan poco verificabili.

Se vincere le elezioni volesse solo dire avere il privilegio di poter lavorare duro per il paese e solo a beneficio di questo, non credo che ci sarebbe tutta questa corsa alla vittoria elettorale.

Mi hanno insegnato che un obbiettivo ha tante caratteristiche per definirsi tale. Una di queste è che sia misurabile. Ecco, magari invece di un cartellone pubblicitario, mi piacerebbe vedere un programma politico articolato in pochi obiettivi e le modalità e i tempi proposti per raggiungerli (obiettivi misurabili come per esempio non superare mai più i limiti di inquinamento a Milano a partire dal  2011).

Se poi a fine mandato questi obiettivi misurabili non sono stati raggiunti, si renderà conto del perchè e del per come, lasciando ai cittadini il compito di decidere su qualcosa di più di una faccia su un cartellone o di uno slogan pensato da un pubblicitario.

Con amarezza, vi saluto

Vademecum del buon cittadino milanese: il PIN

Il cittadino ignaro che si collega al sito del comune di milano si trova di fronte a una molteplicità di servizi utili che semplificherebbero la sua vita, evitando code e fastidi burocratici.

Peccato che per accedere a questi servizi, tra cui tassa dei rifiuti e certificati online, deve oltrepassare a scelta uno di questi tre ostacoli che ricordano le tre prove di Indiana Jones per conquistare il sacro graal.

1. Se si è fortunati possessori della carta regionale dei servizi, è semplicissimo. Basta possedere anche un lettore di carta regionale dei servizi, facilmente acquistabile in tutti i migliori negozi della città. Possedere anche un PIN per la carta. A questo punto possedere un pc e scaricare il software dedicato, disponibile anche per Mac OSX, peccato che il lettore di smart card non è testato per Mac (leggi qui sul sito CRS lombardia). In effetti un’agevolazione tremenda, questa della smart card. Essendo però per me un po’ ostico il mondo delle smart card, passo alla seconda opportunità.

2. Avere sottomano il proprio codice contribuente. Nel caso, ignorantoni, non sapeste di cosa si parla, il sito ve lo spiega subito: codice riportato sul retro dell’Avviso di Pagamento o sulla Cartella Esattoriale, giá in tuo possesso. A parte il “giá” con accento errato, il grassetto è un link che apre una pagina con immagini circolettate del famoso codice, sul famoso Avviso di Pagamento (pagamento di che non ci è dato sapere) o sulla cartella esattoriale che immagino voi consultiate quotidianamente. Io che perdo tutto mi ritrovo dunque a deviare elegantemente sul terzo e ultimo punto.

3. Richiedere il codice PIN. Per uno che usa tutti i giorni internet, dover richiedere in un ufficio un PIN per accedere a un sito suona un po’ strano. Comunque. Con pazienza mi reco oggi all’ufficio del Comune Centrale (eh, sì, il concetto di sedi decentralizzate non si applica a internet. Il PIN, se lo volete, ve lo danno solo in via Larga). Ore 13.40. Sportello ventisette, l’unico aperto. Numerino staccato: 94. Utente servito 85. Attendo con pazienza da graticola, osservando la signora che  lavora con flemma invidiabile. Ore 14.30, arriva il mio turno. Mi siedo e chiedo il benedetto PIN. Mi spiace dice lei. Qui il computer non va, stanno facendo dei lavori ai software(????). E’ tutta mattina che non funziona.

Signora… mettere un cartello? E lei alza le spalle, lei non c’entra niente, lei è solo una ruota dell’ingranaggio, è un mondo di merda, la burocrazia italiana, le fa male l’alluce valgo. Mi alzo e me ne vado. Se possibile anche da Milano.

Back to Medioevo

Leggo oggi un articolo tratto dal Corriere che racconta dell’incontro tra Berlusconi e il Papa.

Già dal primo paragrafo, mi sembra di leggere un brano di un libro di Ken Follett, ambientato nell’Italia medievale: il Cavaliere porta una magnifica croce d’oro, tempestata di diamanti e topazi, in dono al Pontefice, il quale risponde alla gentilezza con una penna commemorativa di alta rappresentanza e pregiata fattura.

Non discuto (ma potrei) sull’importanza dell’incontro e degli argomenti, ma spero che questi appuntamenti non siano troppo frequenti, per sventare la malaugurata evenienza di vedere il loro antro dei tesori svuotarsi inesorabilmente.

Comunque l’argomento “regalo pontificale” desta sempre in me curiosità. Mi ricordo tempo fa una notizia secondo la quale qualche importante personaggio (non ricordo quale) portò in dono al Papa una meravigliosa spada intarsiata di gioielli.
Certo che ci vuole una bella fantasia, tra tutte le cose che si possono scegliere, proprio una spada…

Povera patria

Il titolo richiama l’omonima canzone di Battiato, ritengo una delle più belle canzoni italiane mai scritte, drammaticamente vera, emozionante.

Ogni giorno che passa mi sale la vergogna di essere italiano.

In primis per la situazione inaccettabile della Campania. Siamo oltre il limite del grottesco, siamo già al tragico. Oltre alla palese ruberia che si nasconde (ma si nasconde veramente?) dietro questo disastro sociale e ambientale, si aggiunge anche la totale inefficienza del governo attuale. Mesi fa nei telegiornali imperversavano le notizie sulle tonnellate di immondizia nel napoletano e sulle giuste proteste dei cittadini. Poi gradualmente queste notizie sono state coperte da altre più sensazionali, delitti vari. Poi sparite del tutto quando i TG ci hanno sollazzato con sondaggi su quanti canditi procapite vengono mangiati e se piace più il panettone con le gocce di cioccolato o il pandoro con la cremina di mascarpone.

Poi a me vengono sospetti scemi e banali tipo: ma nelle zone bene di Napoli ci sono montagne di spazzatura? Davanti alle case dei politici ci sono mucchi di pattume? Mi piacerebbe che qualche napoletano smentisse questo mio sospetto, dettato ormai dalla più totale sfiducia.

Cosa pensare quando al telegiornale offrono servizi in cui elencano quantità immani di soldi investiti in questi 14 anni per risolvere il problema, andati tutti in fumo chissà dove, o utilizzati semplicemente per tenere in vita (dolce vita) questo perverso sistema, e poi a fine servizio lo chiamano “fallimento”?

Il fallimento credo sia un’altra cosa, si tenta di ottenere un risultato ma per cause diverse non si riesce. Qui credo sia una questione radicalmente diversa e i media nemmeno vogliono o possono usare dei termini adeguati per definire in maniera corretta quello che succede. Chissà come mai. Comunque c’è da stare tranquilli, verranno accertate le responsabilità e recuperati gli investimenti perduti.

Infine alcune considerazioni generali. Ultimamente sembra che si ricerchi la soluzione ai problemi nella fantomatica moratoria, sotto varie forme. Si decide di far pagare un dazio a chi inquina a Milano e “dopo” si potenziano i mezzi (non oso immaginare l’incrocio di Papiniano con Corso Genova con tutti i 14 in fila nell’ora di punta).
Credo che tutte queste iniziative siano palliativi. Se davvero si volesse risolvere la questione inquinamento allora si dovrebbe ripensare la città a misura di cittadino e non di automobile. Ma questo evidentemente lederebbe troppi interessi.

Sono qui che aspetto di vedere dove e quando faranno le tanto promesse piste ciclabili e quanto tempo ci metteranno le auto ad occuparle senza che nessuno muova un dito.

La seconda moratoria, quella sulla legge 194 per l’aborto, mi lascia basito. Cos’è una moratoria? Un decreto per impedire di applicare la legge? Una multa per chiunque decida di abortire, nonostante sia perfettamente in regola con la legge? Sensibilizzare sul problema dell’aborto è una cosa che si può sempre fare.

Anche la Chiesa si schiera a favore della moratoria.
Ma un cristiano per definizione non dovrebbe consapevolmente scegliere sempre per la vita?

Comportamenti anti-collaborativi

Lavoro nel campo “digitale” ormai da qualche annetto. Da quando la rete era ancora appannaggio di pochi, i cdrom erano l’ultima frontiera e il videogioco rivoluzionario si chiamava Myst.

Molte cose sono cambiate nel corso degli anni, ma una si mantiene costante e inattaccabile: il comportamento anti-collaborativo. Oppure, se preferite, quello che io chiamo simpaticamente “inclinazione distruttiva”.

A chi non è capitato di discutere con qualcuno che sistematicamente e caparbiamente affossa e demolisce ogni idea, senza per altro proporre alternative?

Vi è mai successo di dover sudare sette camicie per convincere qualcuno di qualcosa, non prima che il vostro interlocutore abbia tentato in ogni maniera di distruggere ciecamente le vostre proposte, per poi alla fine convincersi del contrario?

Al di là di inutili disquisizioni sulle motivazioni di questo fenomeno, rilevo quasi sempre che la reazione più immediata risulta essere un atteggiamento distruttivo, in maniera accentuata ovviamente quando il lavoro di qualcuno viene messo in discussione. Io stesso ero istintivamente portato a reagire così, ma anni di lavoro ed esperienza in team mi hanno insegnato a tenere la mente più aperta possibile, accettare le critiche e farne solo se costruttive. Non è cosa facile, ad essere sinceri, ma sono convinto che faciliti molto il lavoro tra persone.

La famiglia in Italia. Pro e contro

Faccio tesoro della mia situazione attuale, che tra poco vi illustrerò, per mettere in luce alcuni aspetti della nostra società che mi sembrano veramente penosi.

Il mese scorso è nato Matteo, il nostro secondo figlio. Fin dai primi mesi di gravidanza presentava una malformazione al rene sinistro, ritenuta abbastanza grave. E’ stato operato da poco ed è in ospedale dal giorno della nascita. Attualmente io e mia moglie ci dividiamo tra lavoro, primo figlio, che richiede pressantemente la nostra presenza sia fisica sia emotiva, e ospedale. Digressione obbligatoria: Matteo è ricoverato in Mangiagalli a Milano e l’equipe medica della terapia intensiva è encomiabile oltre che molto attenta alla presenza dei genitori.

In primo luogo mi soffermo sulla condizione dei padri. Per i lavoratori dipendenti è previsto un solo giorno di assenza in occasione della nascita di un figlio. Vi sembra ragionevole? Anche senza avere figli, penserei che non solo è irragionevole, ma anche svilente per la figura paterna.

Come aggravante, se vi capita la sfortuna di avere una situazione difficile, dovete barcamenarvi come meglio potete nell’organizzazione. Adesso capisco bene certe posizioni politiche che inneggiano alle figure dei nonni, come fondanti e indispensabili all’interno del nucleo famigliare. Come a dire, è meglio avere dei nonni che ti supportino nei momenti di bisogno, altrimenti sono fattacci tuoi. Se i nonni non li hai, sei uno sfigato.

E non entro in altri meriti, come gli asili nido per esempio. Non ho tempo di scrivere un papiro infinito.

Se qualcuno ha problemi come i nostri con i propri bimbi (idronefrosi, dilatazione bacinetti renali ecc.) e vuole chiedermi un consiglio o un’opinione, scriva un commento a questo post.

Telegiornali da buttare

Confesso di guardare poca televisione. Sarà per i due figli piccoli che assorbono tutto il tempo, sarà che ormai l’80% dei programmi mi annoia mortalmente o irrita inutilmente.

Mi capita di vedere i telegiornali. Ultimamente ho notato due aspetti che ondeggiano tra il grottesco e il tragico. Il TG5 ha cominciato ad infilare nel palinsesto almeno un servizio che sembra uscito dalle IENE: stesso stile, scopri la magagna, indaga su questo, metti il naso in quell’altro. Già molti dei servizi lasciano a desiderare, se poi ci aggiungiamo anche la trasformazione della notizia in show…

Il secondo aspetto invece, molto più fastidioso, è l’insistenza su certe notizie fino alla nausea. Adesso, per dirne una, è il momento della coppia responsabile dell’omicidio di Erba. Ogni sera siamo costretti a subire le dichiarazioni di questi due folli, propinateci nei minimi dettagli. Lui ha detto: “….” Lei ha detto: “….”. Morboso, oltre che inutile e svilente per la categoria dei giornalisti.