Comportamenti anti-collaborativi

Lavoro nel campo “digitale” ormai da qualche annetto. Da quando la rete era ancora appannaggio di pochi, i cdrom erano l’ultima frontiera e il videogioco rivoluzionario si chiamava Myst.

Molte cose sono cambiate nel corso degli anni, ma una si mantiene costante e inattaccabile: il comportamento anti-collaborativo. Oppure, se preferite, quello che io chiamo simpaticamente “inclinazione distruttiva”.

A chi non è capitato di discutere con qualcuno che sistematicamente e caparbiamente affossa e demolisce ogni idea, senza per altro proporre alternative?

Vi è mai successo di dover sudare sette camicie per convincere qualcuno di qualcosa, non prima che il vostro interlocutore abbia tentato in ogni maniera di distruggere ciecamente le vostre proposte, per poi alla fine convincersi del contrario?

Al di là di inutili disquisizioni sulle motivazioni di questo fenomeno, rilevo quasi sempre che la reazione più immediata risulta essere un atteggiamento distruttivo, in maniera accentuata ovviamente quando il lavoro di qualcuno viene messo in discussione. Io stesso ero istintivamente portato a reagire così, ma anni di lavoro ed esperienza in team mi hanno insegnato a tenere la mente più aperta possibile, accettare le critiche e farne solo se costruttive. Non è cosa facile, ad essere sinceri, ma sono convinto che faciliti molto il lavoro tra persone.

La famiglia in Italia. Pro e contro

Faccio tesoro della mia situazione attuale, che tra poco vi illustrerò, per mettere in luce alcuni aspetti della nostra società che mi sembrano veramente penosi.

Il mese scorso è nato Matteo, il nostro secondo figlio. Fin dai primi mesi di gravidanza presentava una malformazione al rene sinistro, ritenuta abbastanza grave. E’ stato operato da poco ed è in ospedale dal giorno della nascita. Attualmente io e mia moglie ci dividiamo tra lavoro, primo figlio, che richiede pressantemente la nostra presenza sia fisica sia emotiva, e ospedale. Digressione obbligatoria: Matteo è ricoverato in Mangiagalli a Milano e l’equipe medica della terapia intensiva è encomiabile oltre che molto attenta alla presenza dei genitori.

In primo luogo mi soffermo sulla condizione dei padri. Per i lavoratori dipendenti è previsto un solo giorno di assenza in occasione della nascita di un figlio. Vi sembra ragionevole? Anche senza avere figli, penserei che non solo è irragionevole, ma anche svilente per la figura paterna.

Come aggravante, se vi capita la sfortuna di avere una situazione difficile, dovete barcamenarvi come meglio potete nell’organizzazione. Adesso capisco bene certe posizioni politiche che inneggiano alle figure dei nonni, come fondanti e indispensabili all’interno del nucleo famigliare. Come a dire, è meglio avere dei nonni che ti supportino nei momenti di bisogno, altrimenti sono fattacci tuoi. Se i nonni non li hai, sei uno sfigato.

E non entro in altri meriti, come gli asili nido per esempio. Non ho tempo di scrivere un papiro infinito.

Se qualcuno ha problemi come i nostri con i propri bimbi (idronefrosi, dilatazione bacinetti renali ecc.) e vuole chiedermi un consiglio o un’opinione, scriva un commento a questo post.