In ascolto

di Giacomo Martelli
ITALIA 2006
Thriller

con:
Michael Parks, Maya Sansa,
Andrea Tidona, Vincent Riotta

Primo lungometraggio del regista, si distingue decisamente dalla solita produzione cinematografica italiana. Interpretato in inglese, è senza ombra di dubbio un ottimo thriller, sostenuto da una solida sceneggiatura, una particolare attenzione al suono e una fotografia curata.

E’ una cosa decisamente rara per un film italiano, ho sempre sostenuto che gli italiani sono incapaci di fare un vero thriller o un vero film d’azione. Questo invece mi ha fatto ricredere. Anche il tema trattato è oltremodo attuale: intercettazioni, spionaggio satellitare, privacy.

Tanto che mentre lo vedevo mi è venuto subito in mente il paragone con un film che tratta di un tema analogo Nemico pubblico di Tony Scott del 1998. Ecco, sono due film che non c’entrano niente. Tanto quello di Scott è il classico action-movie americano, con superstar e movimenti pirotecnici, tanto quello di Giacomo Martelli si costruisce sui dialoghi, sulla tensione crescente, sulla caratterizzazione dei personaggi. Non mancano sequenze di forte impatto emotivo e ambientazioni suggestive: la parte finale del film è girata sul Monte Bianco e ci regala paesaggi meravigliosi.

Michael Parks, tra l’altro uno degli attori che ultimamente Tarantino infila sempre nei sui film, in Kill Bill è lo sceriffo della strage della sposa, si cala perfettamente nella parte di stanco servitore di quella parte oscura dello Stato che ci spia in ogni istante. Non cede ai suoi principi e sceglie di lasciare il lavoro per non scendere a compromessi inaccettabili e tenta di salvare la sfortunata di turno, sospettata di spionaggio industriale per errore.

Metto questo film tra i consigliati, perché, nonostante non sia un capolavoro, si innalza a ragione sopra la moltitudine di filmetti italiani che deprimono il panorama circostante…
Buon ascolto

The Bourne ultimatum

di Paul Greengrass
USA 2007
Thriller, Azione
con:
Matt Damon, Julia Stiles
David Strathairn, Scott Glenn
Albert Finney, Joan Allen

Terzo e ultimo capitolo (ma sarà vero?) della saga di Jason Bourne e raro esempio di sequel che non si fa disprezzare.
Questo film ha due pregi fondamentali: il personaggio è azzeccato e lo stile del film è minimale, pochi fronzoli, ricorda a tratti qualcosa di Frankenheimer.

Jason Bourne, agente segreto della CIA, addestrato ad uccidere a sangue freddo e a districarsi dalle situazioni più perigliose, nel primo film perde la memoria, nel secondo cerca la vendetta, nel terzo la porta a termine, ma non è detto che sia una vittoria.
Fortunatamente il film non si lascia sedurre dalla tentazione di facili introspezioni del classico agente che ritrova la memoria e si riscopre macchina di morte, rimorsi e rimpianti annessi. La verità è cruda, come lo è Jason Bourne. La fine del film lascia aperte le porte ma non è particolarmente risolutiva, nè per la trama, nè per la psicologia del personaggio. Meno male.

Il regista riesce anche a mantenere un giusto equilibrio tra scene di azione e passaggi meno movimentati, preferendo non seguire la linea di certo cinema recente in cui azione = sovrabbondanza di tutto (specialmente effetti digitali). Buona parte del film è un grande gioco a nascondino, in cui la preda è spesso cacciatore.

Ben girato e interpretato. Per gli amanti dei film d’azione vecchia maniera, ma anche per tutti gli altri.

13 -Tzameti

di Géla Babluani
Francia / Georgia, 2005
George Babluani
Pascal Bongard

Come spesso capita, molti film, non veicolati dalla grande distribuzione, non accompagnati da grandi lanci pubblicitari e non interpretati da star internazionali, passano inosservati al grande pubblico, nonostante il loro valore artistico. Tzameti è uno di questi.

Regista georgiano, film recitato in francese, attori non professionisti, ma perfettamente inseriti nella storia. Tutti elementi che, insieme con il bianco e nero asciutto e implacabile, donano al film realismo, forza e tensione. Non è propriamente un giallo, è sicuramente un film drammatico; la storia è semplice, lineare e agghiacciante al tempo stesso. Non rivelerò nulla della trama. E’ un film che va visto scevri da pregiudizi, senza sapere nulla.

Si affrontano temi delicati, sulla natura dell’uomo, le sue pulsioni e le spinte che lo dominano. E’ un film in cui prevale spesso il silenzio, in cui la rarefazione acuisce in maniera insopportabile l’inaccettabilità di quello che racconta. Niente happy end. Qui non siamo a Hollywood.

Ve lo consiglio vivamente.

http://www.13themovie.com/ 

http://www.imdb.com/title/tt0475169/ 

Live Free or Die Hard – Inossidabile

di Len Wiseman
USA, 2007
Bruce Willis
Timothy Olyphant
Justin Long
Maggie Q

Qui Bruce Willis alias John McClane sanguina un pelino meno che nei precedenti film, ma ha testosterone da vendere. Il detective più famoso degli ultimi due decenni torna ai fasti del primo film della serie, anche se questo capitolo non è esente da pecche e cadute di tono.

E’ un film d’azione. Pochi effetti digitali, tanti stunt e macchine che si fracassano (una pure su un elicottero). Tanta ironia e personaggi divertenti. Anche qui come in Trappola di Cristallo, un membro della famiglia McClane, la figlia, si trova coinvolto suo malgrado nel solito complotto la cui unica spinta pare essere sempre e solo il denaro. La figlia dimostra di avere lo stesso DNA del padre, tanto che il prossimo DIE HARD ce lo si potrebbe aspettare ribaltato: lei che salva il padre dal solito terrorista avido e spietato.

La prima parte del film è la più godibile e la meno scontata. Un terrorista (ormai questa parola abusata ha assunto valori assoluti, anche i rapinatori più cattivi adesso sono terroristi) si impossessa di tutti i sistemi digitali del paese e crea uno stato di panico totale, traffico e borse in tilt, minaccia di disastri ambientali e chi più ne ha più ne metta. Solo che qui cominciano i problemi del film. La trama scende la china e si immette su binari sicuri. Il presunto cattivo il massimo che riesce a fare è svuotare la pensione integrativa di McClane col pc, gli rapisce la figlia per ricattarlo ma non le torce nemmeno un capello. Tutto si ammorbidisce troppo e rimangono solo inseguimenti ed esplosioni. Poca tensione, poca aspettativa. Si sa già dove si va a parare.

Con un po’ più di fantasia, ne sarebbe uscito un bel film di azione come da tempo non se ne vedono, benché sia un sequel-sequel-sequel-sequel.

http://www.livefreeordiehard.com/

http://imdb.com/title/tt0337978/

Grindhouse – Planet terror

di Robert Rodriguez
USA, 2007
Freddy Rodríguez
Rose McGowan
Marley Shelton
Josh Brolin
Bruce Willis

Torna a colpire la coppia birichina di Hollywood, Rodriguez e Tarantino, con questo Grindhouse, segato, è proprio il caso di dirlo, in due lungometraggi per il pubblico italiano: Planet Terror, del primo e Death Proof del secondo.

I due si sono immersi fino al collo nel revival dei film horror trash e splatter degli anni 70, non solo nello stile registico e nel gusto, ma fin nei minimi dettagli: pellicola che salta, fotogrammi deformati, graffiati, asportati.

Come accadeva anche per Dal tramonto all’alba, altro piccolo gioiello metà horror, metà road movie con un George Clooney al meglio, Planet terror di Rodriguez è un tripudio per l’occhio dell’appassionato di cinema (e devo ammettere anche del genere horror), ci si sente a casa in effetti. Volti noti che fa sempre piacere rivedere. Nel trailer Machete, in testa al film, ritrovate Danny Trejo, immancabile. Jeff Fahey, che qui risulta azzeccatissimo come cuoco ossessionato dalla carne (ricordate il primo piano dell’hamburger che sfrigola nell’ultima sequenza dell’Ululato di Joe Dante e la battuta: “Come la vuole la carne, signora?”. Risposta: “Al sangue”). Michael Biehn , eroe senza macchia e paura dei primi film di Cameron, qui fa la parodia di se stesso, prendendo in giro la classica figura dello sbirro duro e rude. Fa la sua comparsata anche il solito Tom Savini (vedi Dal tramonto all’alba), il responsabile degli effetti speciali di capolavori come Zombie di Romero.

Anche le citazioni non mancano, l’ironia serpeggia come l’epidemia che colpisce gli zombi acidi del film. Se effettacci e metafore esplicite (la continua “penetrazione” della gamba amputata della protagonista con oggetti di vario genere) abbondano, qua e là il film osa di più, come nella scena del tentato stupro da parte del militare Tarantino sulla protagonista (non anticipo niente, per non rovinare la sorpresa).

Insomma un film godibile, divertente, esagerato. Non il solito prodotto americano. Se avete lo stomaco foderato e non uscite per il primo incontro galante, non perdetelo.

http://www.medusa.it/grindhouse

http://www.imdb.com/title/tt1077258/

28 weeks later di Juan Carlos Fresnadillo

Genere: Horror

con: Robert Carlyle

Ormai di film di zombi ce ne sono parecchi, con sorti alterne. Questo lo definirei senza lode e senza infamia. Si fa guardare, due o tre spunti interessanti e un genere ormai difficile da rinvigorire. E’ inoltre il seguito del precedente 28 days later di Danny Boyle, molto ben visto dalla critica, ma che a me è piaciuto poco, mi sono quasi annoiato.

Dopo l’epidemia londinese che ha decimato la popolazione nel precedente film, i militari riaprono una zona franca dove raccogliere i sopravvissuti e ricominciare una nuova vita. Ma, nonostante i controlli serrati, un portatore sano riesce a entrare.

All’interno di questa trama non particolarmente originale, si innesta fortunatamente un intreccio familiare che crea un buon filo conduttore, vitale per la storia. Gli effetti speciali sono nella norma, niente di eclatante. Il film rientra nel nuovo filone secondo cui gli zombi non sono più dei cadaveri claudicanti senza un briciolo di cervello. Questi corrono come forsennati e hanno l’aria di sapere esattamente cosa vogliono. Occhi rosso sangue che tradiscono una certa consapevolezza. Non sono proprio sicuro che la nuova tendenza doni più carisma a questo archetipo dell’orrore. Chissà cosa pensa Romero a riguardo…

http://www.foxinternational.com/28weekslater/

http://www.imdb.com/title/tt0463854/

SUNSHINE di Danny Boyle

Nell’ultimo decennio i film di fantascienza hanno perso smalto e sembra che pochi registi osino lanciarsi in progetti seri e non solo remunerativi (vedi Transformers, per altro molto divertente e fracassone). Sunshine, nonostante il regista con certo talento ed effetti speciali notevoli, non si sottrae a questa tendenza. E la colpa principalmente ricade sullo script che precipita nel trito e ritrito; e pure nella scopiazzata palese.

La storia è presto detta. Il sole sta morendo. Un equipaggio viene mandato verso la stella con una nave-bomba che, grazie a una epica esplosione, la riporterà in vita salvando il genere umano. Ma qualcosa va storto. La premessa potrebbe essere interessante (ma verosimile?) e la prima parte del film procede su binari quasi poetici, una fantascienza minimale alla Solaris. Poi però l’astronave riceve un segnale misterioso dalla nave precedentemente mandata in missione sul sole e mai tornata a casa… E subito gli appassionati del genere drizzano le orecchie: Alien? Non proprio, forse una presenza maligna. Event Horizon? Da qui in poi, al di là dello sfoggio di abilità registica, luci, eroismi vari, omicidi a catena come in uno slasher movie, rimane ben poco.

Un’occasione persa.

Maggiori informazioni sul film:

http://www.sunshinemovie.com/

http://www.imdb.com/title/tt0448134/