Vademecum del buon cittadino milanese: il PIN

Il cittadino ignaro che si collega al sito del comune di milano si trova di fronte a una molteplicità di servizi utili che semplificherebbero la sua vita, evitando code e fastidi burocratici.

Peccato che per accedere a questi servizi, tra cui tassa dei rifiuti e certificati online, deve oltrepassare a scelta uno di questi tre ostacoli che ricordano le tre prove di Indiana Jones per conquistare il sacro graal.

1. Se si è fortunati possessori della carta regionale dei servizi, è semplicissimo. Basta possedere anche un lettore di carta regionale dei servizi, facilmente acquistabile in tutti i migliori negozi della città. Possedere anche un PIN per la carta. A questo punto possedere un pc e scaricare il software dedicato, disponibile anche per Mac OSX, peccato che il lettore di smart card non è testato per Mac (leggi qui sul sito CRS lombardia). In effetti un’agevolazione tremenda, questa della smart card. Essendo però per me un po’ ostico il mondo delle smart card, passo alla seconda opportunità.

2. Avere sottomano il proprio codice contribuente. Nel caso, ignorantoni, non sapeste di cosa si parla, il sito ve lo spiega subito: codice riportato sul retro dell’Avviso di Pagamento o sulla Cartella Esattoriale, giá in tuo possesso. A parte il “giá” con accento errato, il grassetto è un link che apre una pagina con immagini circolettate del famoso codice, sul famoso Avviso di Pagamento (pagamento di che non ci è dato sapere) o sulla cartella esattoriale che immagino voi consultiate quotidianamente. Io che perdo tutto mi ritrovo dunque a deviare elegantemente sul terzo e ultimo punto.

3. Richiedere il codice PIN. Per uno che usa tutti i giorni internet, dover richiedere in un ufficio un PIN per accedere a un sito suona un po’ strano. Comunque. Con pazienza mi reco oggi all’ufficio del Comune Centrale (eh, sì, il concetto di sedi decentralizzate non si applica a internet. Il PIN, se lo volete, ve lo danno solo in via Larga). Ore 13.40. Sportello ventisette, l’unico aperto. Numerino staccato: 94. Utente servito 85. Attendo con pazienza da graticola, osservando la signora che  lavora con flemma invidiabile. Ore 14.30, arriva il mio turno. Mi siedo e chiedo il benedetto PIN. Mi spiace dice lei. Qui il computer non va, stanno facendo dei lavori ai software(????). E’ tutta mattina che non funziona.

Signora… mettere un cartello? E lei alza le spalle, lei non c’entra niente, lei è solo una ruota dell’ingranaggio, è un mondo di merda, la burocrazia italiana, le fa male l’alluce valgo. Mi alzo e me ne vado. Se possibile anche da Milano.

Sicurezza militare

Abito nella periferia sudovest di Milano. Alta densità di immigrati e forte presenza di zingari. Tutto sommato una zona tranquilla. Sotto casa ho un parco comunale con pista di atletica. Adiacente a questo, una abitazione abbandonata occupata ormai da più di due anni da gruppi di zingari che cambiano in continuazione.

Da qualche settimana nel weekend appare magicamente ai margini della pista una jeep militare o dei carabinieri. Apprendo da un quotidiano locale di quelli gratuiti che è prevista la presenza di militari in zone a rischio tra cui la mia.

Dovrei essere contento eppure mi fa specie vedere una camionetta di gente armata in mezzo a bambini che corrono per il prato e girano in bici sulla pista.

Domenica scorsa, giornata splendida di sole, un mucchio di famiglie e la camionetta. Mi chiedo se ha senso che i militari stiano nel parco a proteggere la sicurezza della gente alla domenica pomeriggio. Di domenica nel parco non ho mai visto uno zingaro girovagare, se ne stanno nella loro abitazione disastrata lontano dalla mischia.

Alla sera invece all’angolo ho visto due tizi prendere a pugni in faccia un poveraccio fino a rompergli il naso (quando sono sceso per aiutarlo è fuggito con la faccia ridotta a brandelli), ma delle camionette dei militari nemmeno l’ombra.

Le orde degli influenzati

Torno mio malgrado a parlare di (mala)salute. Lo faccio in onore della campagna pubblicitaria di cui ho già parlato in un vecchio post, tanto osannata dal Ministero della Sanità (Pane, amore e sanità), e in onore di Milano, città tanto “europea”, moderna e civile.

Non dubito che l’apertura della Scala sia un evento di portata internazionale, ma forse l’attenzione di politici e amministratori cittadini è bene si volga a problemi più pressanti.

Leggo oggi su Vivimilano che gli ospedali traboccano di malati e che il pronto soccorso pediatrico soffre una grave mancanza di personale in un momento dell’anno in cui chiunque può facilmente immaginare che i bambini si ammalino. E, come spesso di recente accade, quello che si legge sui giornali poi lo si vive in prima persona e non è più un evento raro e isolato come ti augureresti che sia.

Ho due bimbi, uno di due anni e uno di 3 mesi. Hanno rispettivamente quasi 40 e 38.5 di febbre. Entrambi soffrono in misura differente, di problemi renali, per i quali la febbre può essere un serio pericolo. Nessuno esclude che abbiano semplicemente una brutta influenza, però vi terreste il dubbio?

Punto primo: la pediatra non esce a visitarli nemmeno se le sparano nel didietro con i pallettoni. “Se la febbre con la tachipirina scende, non esco. Esco solo se la febbre rimane alta”, dice lei. Mi chiedo io: la tachipirina è fatta apposta per far scendere la febbre… e non per curarla. Se un pediatra non esce quando un bambino ha 40 di febbre per più giorni consecutivi, non ho proprio idea dello scenario catastrofico necessario a farlo smuovere.

Portiamo i bimbi lo stesso, viste le alternative.

Non rimaniamo particolarmente tranquilli, perciò portiamo il bimbo febbricitante al pronto soccorso della De Marchi a Milano, per far fare un esame delle urine e verificare che non ci sia infezione renale.

Con fare arrogante e strafottente, ci dicono che abbiamo sbagliato posto, ci consigliano di andare in presidi in cui effettuano analisi e non in un pronto soccorso. Peccato che per fare l’analisi dell’urina occorre l’urina…
Far fare pipì a un bambino di due anni con 40 di febbre, sotto stress e impaurito può essere un’impresa e spesso si finisce per mettergli un catetere e prelevare direttamente la pipì. Cosa che ovviamente in un laboratorio di analisi non fanno. Risultato si torna tutti a casa, poiché l’alternativa è il famigerato bollino bianco con attesa conseguente di 4 e passa ore.

Questa è la nostra città, questo è lo stato reale della salute a Milano. Dove mancano i medici nel pronto soccorso sotto le ferie, per sostenere il traffico prevedibile di bambini malati, dove si spedisce una famiglia in un ospedale dell’hinterland per farsi assistere come riferito da ViviMilano, dove i pediatri o i medici di famiglia(??) non escono più a visitare se non sotto lautissimo compenso.

Per quest’anno va così, l’anno prossimo, dopo l’avvento dell’EcoPass, ci saranno sicuramente meno malati di influenza e tutti avremo polmoni più sani, oltre che portafogli più leggeri.

Mi ricordo ancora con dolcezza e un fremito di terrore la visita del mio medico di famiglia.
Mi spingeva sulla lingua un bastoncino di legno, che mi faceva sempre pensare a un gelato appena finito.
Poi mi sollevava la maglietta e mi posava quel disco gelido sulla schiena strappandomi un brivido di freddo.
Respira… respira…

Inquinamento cittadino

Giro sempre in bici. La mia famiglia possiede una sola automobile (come penso dovrebbe essere per la maggior parte dei nuclei famigliari).

Sulla circonvallazione di Milano campeggiano cartelloni luminosi che quotidianamente riportano il messaggio: “Divieto di circolazione ai veicoli inquinanti dalle 7.30 alle 19.30”.

Voi avete mai visto posti di blocco per controllare i veicoli inquinanti? Io no.

In compenso una vigilessa in moto mi ha intimato di non circolare in bici sulla corsia preferenziale della 90 a Milano, perchè vietato, costringendomi ad immettermi direttamente nella coda senza fine, a rischio della vita e dei polmoni.

Io, furbetto, l’ho lasciata andare un po’ avanti, poi mi sono riportato sulla corsia dell’autobus. Ma lei, ligia al suo dovere, mi ha aspettato per fermarmi e chiedermi: “Ma mi prendi per il culo?”. Nel frattempo un numero imprecisato di moto ad alta cilindrata sfrecciavano come missili al nostro fianco. Ma, niente, lei giù a farmi la ramanzina, sorda ad ogni mia obiezione.

(tanto per intenderci, io mica ci godo a fare le infrazioni in bici, ne farei volentieri a meno, ma questa città è proprio fatta a misura d’auto, altro che ciance sull’inquinamento)