Sicurezza militare

Abito nella periferia sudovest di Milano. Alta densità di immigrati e forte presenza di zingari. Tutto sommato una zona tranquilla. Sotto casa ho un parco comunale con pista di atletica. Adiacente a questo, una abitazione abbandonata occupata ormai da più di due anni da gruppi di zingari che cambiano in continuazione.

Da qualche settimana nel weekend appare magicamente ai margini della pista una jeep militare o dei carabinieri. Apprendo da un quotidiano locale di quelli gratuiti che è prevista la presenza di militari in zone a rischio tra cui la mia.

Dovrei essere contento eppure mi fa specie vedere una camionetta di gente armata in mezzo a bambini che corrono per il prato e girano in bici sulla pista.

Domenica scorsa, giornata splendida di sole, un mucchio di famiglie e la camionetta. Mi chiedo se ha senso che i militari stiano nel parco a proteggere la sicurezza della gente alla domenica pomeriggio. Di domenica nel parco non ho mai visto uno zingaro girovagare, se ne stanno nella loro abitazione disastrata lontano dalla mischia.

Alla sera invece all’angolo ho visto due tizi prendere a pugni in faccia un poveraccio fino a rompergli il naso (quando sono sceso per aiutarlo è fuggito con la faccia ridotta a brandelli), ma delle camionette dei militari nemmeno l’ombra.

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Back to Medioevo

Leggo oggi un articolo tratto dal Corriere che racconta dell’incontro tra Berlusconi e il Papa.

Già dal primo paragrafo, mi sembra di leggere un brano di un libro di Ken Follett, ambientato nell’Italia medievale: il Cavaliere porta una magnifica croce d’oro, tempestata di diamanti e topazi, in dono al Pontefice, il quale risponde alla gentilezza con una penna commemorativa di alta rappresentanza e pregiata fattura.

Non discuto (ma potrei) sull’importanza dell’incontro e degli argomenti, ma spero che questi appuntamenti non siano troppo frequenti, per sventare la malaugurata evenienza di vedere il loro antro dei tesori svuotarsi inesorabilmente.

Comunque l’argomento “regalo pontificale” desta sempre in me curiosità. Mi ricordo tempo fa una notizia secondo la quale qualche importante personaggio (non ricordo quale) portò in dono al Papa una meravigliosa spada intarsiata di gioielli.
Certo che ci vuole una bella fantasia, tra tutte le cose che si possono scegliere, proprio una spada…

Povera patria

Il titolo richiama l’omonima canzone di Battiato, ritengo una delle più belle canzoni italiane mai scritte, drammaticamente vera, emozionante.

Ogni giorno che passa mi sale la vergogna di essere italiano.

In primis per la situazione inaccettabile della Campania. Siamo oltre il limite del grottesco, siamo già al tragico. Oltre alla palese ruberia che si nasconde (ma si nasconde veramente?) dietro questo disastro sociale e ambientale, si aggiunge anche la totale inefficienza del governo attuale. Mesi fa nei telegiornali imperversavano le notizie sulle tonnellate di immondizia nel napoletano e sulle giuste proteste dei cittadini. Poi gradualmente queste notizie sono state coperte da altre più sensazionali, delitti vari. Poi sparite del tutto quando i TG ci hanno sollazzato con sondaggi su quanti canditi procapite vengono mangiati e se piace più il panettone con le gocce di cioccolato o il pandoro con la cremina di mascarpone.

Poi a me vengono sospetti scemi e banali tipo: ma nelle zone bene di Napoli ci sono montagne di spazzatura? Davanti alle case dei politici ci sono mucchi di pattume? Mi piacerebbe che qualche napoletano smentisse questo mio sospetto, dettato ormai dalla più totale sfiducia.

Cosa pensare quando al telegiornale offrono servizi in cui elencano quantità immani di soldi investiti in questi 14 anni per risolvere il problema, andati tutti in fumo chissà dove, o utilizzati semplicemente per tenere in vita (dolce vita) questo perverso sistema, e poi a fine servizio lo chiamano “fallimento”?

Il fallimento credo sia un’altra cosa, si tenta di ottenere un risultato ma per cause diverse non si riesce. Qui credo sia una questione radicalmente diversa e i media nemmeno vogliono o possono usare dei termini adeguati per definire in maniera corretta quello che succede. Chissà come mai. Comunque c’è da stare tranquilli, verranno accertate le responsabilità e recuperati gli investimenti perduti.

Infine alcune considerazioni generali. Ultimamente sembra che si ricerchi la soluzione ai problemi nella fantomatica moratoria, sotto varie forme. Si decide di far pagare un dazio a chi inquina a Milano e “dopo” si potenziano i mezzi (non oso immaginare l’incrocio di Papiniano con Corso Genova con tutti i 14 in fila nell’ora di punta).
Credo che tutte queste iniziative siano palliativi. Se davvero si volesse risolvere la questione inquinamento allora si dovrebbe ripensare la città a misura di cittadino e non di automobile. Ma questo evidentemente lederebbe troppi interessi.

Sono qui che aspetto di vedere dove e quando faranno le tanto promesse piste ciclabili e quanto tempo ci metteranno le auto ad occuparle senza che nessuno muova un dito.

La seconda moratoria, quella sulla legge 194 per l’aborto, mi lascia basito. Cos’è una moratoria? Un decreto per impedire di applicare la legge? Una multa per chiunque decida di abortire, nonostante sia perfettamente in regola con la legge? Sensibilizzare sul problema dell’aborto è una cosa che si può sempre fare.

Anche la Chiesa si schiera a favore della moratoria.
Ma un cristiano per definizione non dovrebbe consapevolmente scegliere sempre per la vita?

In ascolto

di Giacomo Martelli
ITALIA 2006
Thriller

con:
Michael Parks, Maya Sansa,
Andrea Tidona, Vincent Riotta

Primo lungometraggio del regista, si distingue decisamente dalla solita produzione cinematografica italiana. Interpretato in inglese, è senza ombra di dubbio un ottimo thriller, sostenuto da una solida sceneggiatura, una particolare attenzione al suono e una fotografia curata.

E’ una cosa decisamente rara per un film italiano, ho sempre sostenuto che gli italiani sono incapaci di fare un vero thriller o un vero film d’azione. Questo invece mi ha fatto ricredere. Anche il tema trattato è oltremodo attuale: intercettazioni, spionaggio satellitare, privacy.

Tanto che mentre lo vedevo mi è venuto subito in mente il paragone con un film che tratta di un tema analogo Nemico pubblico di Tony Scott del 1998. Ecco, sono due film che non c’entrano niente. Tanto quello di Scott è il classico action-movie americano, con superstar e movimenti pirotecnici, tanto quello di Giacomo Martelli si costruisce sui dialoghi, sulla tensione crescente, sulla caratterizzazione dei personaggi. Non mancano sequenze di forte impatto emotivo e ambientazioni suggestive: la parte finale del film è girata sul Monte Bianco e ci regala paesaggi meravigliosi.

Michael Parks, tra l’altro uno degli attori che ultimamente Tarantino infila sempre nei sui film, in Kill Bill è lo sceriffo della strage della sposa, si cala perfettamente nella parte di stanco servitore di quella parte oscura dello Stato che ci spia in ogni istante. Non cede ai suoi principi e sceglie di lasciare il lavoro per non scendere a compromessi inaccettabili e tenta di salvare la sfortunata di turno, sospettata di spionaggio industriale per errore.

Metto questo film tra i consigliati, perché, nonostante non sia un capolavoro, si innalza a ragione sopra la moltitudine di filmetti italiani che deprimono il panorama circostante…
Buon ascolto

Le orde degli influenzati

Torno mio malgrado a parlare di (mala)salute. Lo faccio in onore della campagna pubblicitaria di cui ho già parlato in un vecchio post, tanto osannata dal Ministero della Sanità (Pane, amore e sanità), e in onore di Milano, città tanto “europea”, moderna e civile.

Non dubito che l’apertura della Scala sia un evento di portata internazionale, ma forse l’attenzione di politici e amministratori cittadini è bene si volga a problemi più pressanti.

Leggo oggi su Vivimilano che gli ospedali traboccano di malati e che il pronto soccorso pediatrico soffre una grave mancanza di personale in un momento dell’anno in cui chiunque può facilmente immaginare che i bambini si ammalino. E, come spesso di recente accade, quello che si legge sui giornali poi lo si vive in prima persona e non è più un evento raro e isolato come ti augureresti che sia.

Ho due bimbi, uno di due anni e uno di 3 mesi. Hanno rispettivamente quasi 40 e 38.5 di febbre. Entrambi soffrono in misura differente, di problemi renali, per i quali la febbre può essere un serio pericolo. Nessuno esclude che abbiano semplicemente una brutta influenza, però vi terreste il dubbio?

Punto primo: la pediatra non esce a visitarli nemmeno se le sparano nel didietro con i pallettoni. “Se la febbre con la tachipirina scende, non esco. Esco solo se la febbre rimane alta”, dice lei. Mi chiedo io: la tachipirina è fatta apposta per far scendere la febbre… e non per curarla. Se un pediatra non esce quando un bambino ha 40 di febbre per più giorni consecutivi, non ho proprio idea dello scenario catastrofico necessario a farlo smuovere.

Portiamo i bimbi lo stesso, viste le alternative.

Non rimaniamo particolarmente tranquilli, perciò portiamo il bimbo febbricitante al pronto soccorso della De Marchi a Milano, per far fare un esame delle urine e verificare che non ci sia infezione renale.

Con fare arrogante e strafottente, ci dicono che abbiamo sbagliato posto, ci consigliano di andare in presidi in cui effettuano analisi e non in un pronto soccorso. Peccato che per fare l’analisi dell’urina occorre l’urina…
Far fare pipì a un bambino di due anni con 40 di febbre, sotto stress e impaurito può essere un’impresa e spesso si finisce per mettergli un catetere e prelevare direttamente la pipì. Cosa che ovviamente in un laboratorio di analisi non fanno. Risultato si torna tutti a casa, poiché l’alternativa è il famigerato bollino bianco con attesa conseguente di 4 e passa ore.

Questa è la nostra città, questo è lo stato reale della salute a Milano. Dove mancano i medici nel pronto soccorso sotto le ferie, per sostenere il traffico prevedibile di bambini malati, dove si spedisce una famiglia in un ospedale dell’hinterland per farsi assistere come riferito da ViviMilano, dove i pediatri o i medici di famiglia(??) non escono più a visitare se non sotto lautissimo compenso.

Per quest’anno va così, l’anno prossimo, dopo l’avvento dell’EcoPass, ci saranno sicuramente meno malati di influenza e tutti avremo polmoni più sani, oltre che portafogli più leggeri.

Mi ricordo ancora con dolcezza e un fremito di terrore la visita del mio medico di famiglia.
Mi spingeva sulla lingua un bastoncino di legno, che mi faceva sempre pensare a un gelato appena finito.
Poi mi sollevava la maglietta e mi posava quel disco gelido sulla schiena strappandomi un brivido di freddo.
Respira… respira…

Il collaudatore di scarpe

di Wilhelm Genazino
2003, Edizioni Guanda
Genere: Romanzo
Paese: Germania

Questo libro mi è stato consigliato da un amico e io ricambio il favore consigliandolo a voi. Innanzitutto perché mi piace l’idea di aprire le mie scelte verso letterature straniere e poi perché questo libro vale la pena di essere letto. Il titolo curioso mi ha attirato da subito, dandomi la sensazione che lo stile dell’autore si avvicinasse a quello di Pennac, senza motivazioni reali.
Si sono rivelati di fatto molto diversi, mantenendo l’originalità come tratto comune.

“Il collaudatore di scarpe” è un libro in cui poca importanza hanno gli eventi e la trama, poiché tutta l’attenzione è rivolta al mondo interiore del protagonista, alla sua propensione all’osservazione di piccoli dettagli, alla continua riconferma della stranezza della vita. E’ questo forse il tema ricorrente, caro all’autore: la Stranezza Della Vita Tutta, come viene definita nel libro. E a tutti i modi che un uomo adotta razionalmente per non soccombervi, grotteschi, divertenti o desolanti che siano.

Il lavoro del collaudatore di scarpe non a caso è perfettamente in linea con l’anomalia della vita. Soprattutto permette al protagonista di passeggiare per ore, libero di osservare le persone, i loro gesti, il loro aspetto e soprattutto libero di riflettere sulla vita, le sue bizzarrie e il suo senso ultimo; di una cosa è certo il protagonista: quella di vivere non è una sua scelta consenziente e qualcuno prima o poi gliene darà spiegazione o la possibilità di decidere in maniera consapevole.

Lo stile della scrittura è asciutto, pulito e conciso. Frasi brevi, brevi dialoghi fulminanti. Le conversazioni si svolgono per lo più nella testa del collaudatore.

Un libro curioso, intelligente, a tratti divertente, a tratti molto triste. Da leggere.

10people incontra The Long Tail

Sul blog di 10people è pubblicato questo interessante articolo, che racconta l’incontro con Chris Anderson, l’autore del libro “The Long Tail” e il dibattito durante il suo intervento a Milano il 14 novembre.

Ne scaturiscono riflessioni sul mercato, supportate anche da dati, formule e naturalmente anche dal grafico che mostra appunto la lunga coda e il suo significato. Se vi interessate di web, macroeconomia e concetti come cultura di massa, ciclo di vita di un prodotto e intelligenza colletiva non lineare, dateci un occhio.

the Long Tail: Chris Anderson a Milano