Come liberarsi delle televendite

Stasera, dopo l’ultima telefonata, giusto sul finire della cena, da parte di Vodafone per l’ennesima offerta che non potevo rifiutare, ho pregato figurativamente in ginocchio l’operatrice di avere pietà di me e di svelarmi il segreto per essere definitivamente eliminato dai loro database e da tutti quelli di qualsiasi stramaledetto operatore telefonico.

Basta chiamare il numero verde: 800.265.265 o andare sul sito http://www.registrodelleopposizioni.it/
Si riempie un form e gratuitamente si viene esclusi dagli elenchi di nomi sull’elenco telefonico che tutti gli operatori di telemarketing utilizzano per le famigerate vendite telefoniche.

Ve lo consiglio caldamente.

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Explorami se ci riesci

Sono certo che questo post piacerà parecchio a un mio caro amico; infatti potrebbe tranquillamente apparire nel suo blog topusability.

Stamattina ho provato ad installare Internet Explorer 8 sul mio mac, usando parallels.
Ho seguito fiducioso tutte le istruzioni che arrivavano puntuali, chiare, precise e chiare. Fino a quella che trovate qui di seguito…

come installare internet explorer 8

La condizione necessaria e imprescindibile per installare IE8 è di avere già installato IE8.

Ogni commento è puramente superfluo…

Ciclobarona Miraggio

A Milano ormai i negozi di ciclisti che riparano bici stanno sempre più sparendo.

Anzi alcuni ultimamente si rifiutano addirittura di fare riparazioni al sabato o, alla peggio, se hanno la puzza sotto il naso, certe riparazioni le snobbano proprio.

A me è capitato che un ciclista in zona Ripamonti si rifiutasse di cambiare il copertone della mia bici, con la scusa che il costo dell’operazione e del copertone stesso superassero quello della bici (che ha 25 anni e che se la cava ancora benissimo). E se io avessi voluto spenderla ugualmente quella somma mostruosa, che nemmeno si è degnato di comunicarmi? Non c’è stato verso di convincerlo.

Per fortuna è aperta da qualche tempo in zona Barona (via Ettore Ponti 21) la ciclofficina Miraggio, di cui vi invito a visitare il sito www.ciclobarona.net. E’ un luogo raro perché vi riparano la bici a costi umani, sono cordiali e amichevoli, promuovono iniziative di solidarietà e formazione.

Se siete in zona e avete bisogno fateci un salto o se volete comprare una bici date un’occhiata al sito. Attenzione, si trova in realtà in una traversa di via Ettore Ponti, una specie di vietta privata.

ciclobarona.net

Povera patria

Il titolo richiama l’omonima canzone di Battiato, ritengo una delle più belle canzoni italiane mai scritte, drammaticamente vera, emozionante.

Ogni giorno che passa mi sale la vergogna di essere italiano.

In primis per la situazione inaccettabile della Campania. Siamo oltre il limite del grottesco, siamo già al tragico. Oltre alla palese ruberia che si nasconde (ma si nasconde veramente?) dietro questo disastro sociale e ambientale, si aggiunge anche la totale inefficienza del governo attuale. Mesi fa nei telegiornali imperversavano le notizie sulle tonnellate di immondizia nel napoletano e sulle giuste proteste dei cittadini. Poi gradualmente queste notizie sono state coperte da altre più sensazionali, delitti vari. Poi sparite del tutto quando i TG ci hanno sollazzato con sondaggi su quanti canditi procapite vengono mangiati e se piace più il panettone con le gocce di cioccolato o il pandoro con la cremina di mascarpone.

Poi a me vengono sospetti scemi e banali tipo: ma nelle zone bene di Napoli ci sono montagne di spazzatura? Davanti alle case dei politici ci sono mucchi di pattume? Mi piacerebbe che qualche napoletano smentisse questo mio sospetto, dettato ormai dalla più totale sfiducia.

Cosa pensare quando al telegiornale offrono servizi in cui elencano quantità immani di soldi investiti in questi 14 anni per risolvere il problema, andati tutti in fumo chissà dove, o utilizzati semplicemente per tenere in vita (dolce vita) questo perverso sistema, e poi a fine servizio lo chiamano “fallimento”?

Il fallimento credo sia un’altra cosa, si tenta di ottenere un risultato ma per cause diverse non si riesce. Qui credo sia una questione radicalmente diversa e i media nemmeno vogliono o possono usare dei termini adeguati per definire in maniera corretta quello che succede. Chissà come mai. Comunque c’è da stare tranquilli, verranno accertate le responsabilità e recuperati gli investimenti perduti.

Infine alcune considerazioni generali. Ultimamente sembra che si ricerchi la soluzione ai problemi nella fantomatica moratoria, sotto varie forme. Si decide di far pagare un dazio a chi inquina a Milano e “dopo” si potenziano i mezzi (non oso immaginare l’incrocio di Papiniano con Corso Genova con tutti i 14 in fila nell’ora di punta).
Credo che tutte queste iniziative siano palliativi. Se davvero si volesse risolvere la questione inquinamento allora si dovrebbe ripensare la città a misura di cittadino e non di automobile. Ma questo evidentemente lederebbe troppi interessi.

Sono qui che aspetto di vedere dove e quando faranno le tanto promesse piste ciclabili e quanto tempo ci metteranno le auto ad occuparle senza che nessuno muova un dito.

La seconda moratoria, quella sulla legge 194 per l’aborto, mi lascia basito. Cos’è una moratoria? Un decreto per impedire di applicare la legge? Una multa per chiunque decida di abortire, nonostante sia perfettamente in regola con la legge? Sensibilizzare sul problema dell’aborto è una cosa che si può sempre fare.

Anche la Chiesa si schiera a favore della moratoria.
Ma un cristiano per definizione non dovrebbe consapevolmente scegliere sempre per la vita?

Le orde degli influenzati

Torno mio malgrado a parlare di (mala)salute. Lo faccio in onore della campagna pubblicitaria di cui ho già parlato in un vecchio post, tanto osannata dal Ministero della Sanità (Pane, amore e sanità), e in onore di Milano, città tanto “europea”, moderna e civile.

Non dubito che l’apertura della Scala sia un evento di portata internazionale, ma forse l’attenzione di politici e amministratori cittadini è bene si volga a problemi più pressanti.

Leggo oggi su Vivimilano che gli ospedali traboccano di malati e che il pronto soccorso pediatrico soffre una grave mancanza di personale in un momento dell’anno in cui chiunque può facilmente immaginare che i bambini si ammalino. E, come spesso di recente accade, quello che si legge sui giornali poi lo si vive in prima persona e non è più un evento raro e isolato come ti augureresti che sia.

Ho due bimbi, uno di due anni e uno di 3 mesi. Hanno rispettivamente quasi 40 e 38.5 di febbre. Entrambi soffrono in misura differente, di problemi renali, per i quali la febbre può essere un serio pericolo. Nessuno esclude che abbiano semplicemente una brutta influenza, però vi terreste il dubbio?

Punto primo: la pediatra non esce a visitarli nemmeno se le sparano nel didietro con i pallettoni. “Se la febbre con la tachipirina scende, non esco. Esco solo se la febbre rimane alta”, dice lei. Mi chiedo io: la tachipirina è fatta apposta per far scendere la febbre… e non per curarla. Se un pediatra non esce quando un bambino ha 40 di febbre per più giorni consecutivi, non ho proprio idea dello scenario catastrofico necessario a farlo smuovere.

Portiamo i bimbi lo stesso, viste le alternative.

Non rimaniamo particolarmente tranquilli, perciò portiamo il bimbo febbricitante al pronto soccorso della De Marchi a Milano, per far fare un esame delle urine e verificare che non ci sia infezione renale.

Con fare arrogante e strafottente, ci dicono che abbiamo sbagliato posto, ci consigliano di andare in presidi in cui effettuano analisi e non in un pronto soccorso. Peccato che per fare l’analisi dell’urina occorre l’urina…
Far fare pipì a un bambino di due anni con 40 di febbre, sotto stress e impaurito può essere un’impresa e spesso si finisce per mettergli un catetere e prelevare direttamente la pipì. Cosa che ovviamente in un laboratorio di analisi non fanno. Risultato si torna tutti a casa, poiché l’alternativa è il famigerato bollino bianco con attesa conseguente di 4 e passa ore.

Questa è la nostra città, questo è lo stato reale della salute a Milano. Dove mancano i medici nel pronto soccorso sotto le ferie, per sostenere il traffico prevedibile di bambini malati, dove si spedisce una famiglia in un ospedale dell’hinterland per farsi assistere come riferito da ViviMilano, dove i pediatri o i medici di famiglia(??) non escono più a visitare se non sotto lautissimo compenso.

Per quest’anno va così, l’anno prossimo, dopo l’avvento dell’EcoPass, ci saranno sicuramente meno malati di influenza e tutti avremo polmoni più sani, oltre che portafogli più leggeri.

Mi ricordo ancora con dolcezza e un fremito di terrore la visita del mio medico di famiglia.
Mi spingeva sulla lingua un bastoncino di legno, che mi faceva sempre pensare a un gelato appena finito.
Poi mi sollevava la maglietta e mi posava quel disco gelido sulla schiena strappandomi un brivido di freddo.
Respira… respira…

10people incontra The Long Tail

Sul blog di 10people è pubblicato questo interessante articolo, che racconta l’incontro con Chris Anderson, l’autore del libro “The Long Tail” e il dibattito durante il suo intervento a Milano il 14 novembre.

Ne scaturiscono riflessioni sul mercato, supportate anche da dati, formule e naturalmente anche dal grafico che mostra appunto la lunga coda e il suo significato. Se vi interessate di web, macroeconomia e concetti come cultura di massa, ciclo di vita di un prodotto e intelligenza colletiva non lineare, dateci un occhio.

the Long Tail: Chris Anderson a Milano

Audit: inglese o latino?

Credo che non diventerò mai un manager o PM professionista. Troppe parole inglesi da pronunciare a raffica per stare al passo coi tempi e troppo latino da trasformare magicamente in inglese. Lo so, la mia rovina è stata quella di fare il classico e di vedere troppe volte “Palombella rossa”. Ultimamente ho risposto con un commento a un post sul blog di 10people, in merito ad una questione di simil natura, ma dopo aver seguito un corso per PM in erba sono giunto alla drastica risoluzione di cui sopra.

In 8 ore di corso in italiano l’uso di parole o definizioni inglesi è come un fiume in piena. Spesso incomprensibili, talvolta riportate in maniera errata nei documenti proiettati (gold plating, indorare la pillola, scritto poi goal plating…). Numerosissimi acronimi usati in vece di definizioni impronunciabili.

Ma il meglio è la famigerata parola “audit“. Sarà italiana o latina? Di certo gli inglesi/americani la pronunciano all’inglese, e gli italiani dietro come caproni, per essere all’altezza della situazione. Diciamo che è una specie di “plus“, ovviamente pronunciato “plas“. Come un mio amico al liceo, che, fanatico dell’inglese, in un tema invece di scrivere aut aut, scrisse out out, con estrema soddisfazione dell’insegnante di italiano-latino, etimologista efferato e maniaco linguista, che come voto gli assegnò un 4 minus minus, ovviamente pronunciato: mainus mainus.
Le parole sono importanti.