Suggerimento di un cieco

Girando tra gli articoli di oggi ne ho trovato uno che racconta di un tizio americano non vedente, critico cinematografico e presentatore radiofonico, pare abbastanza noto negli Stati Uniti, che in un video elenca i nove vantaggi dell’essere cieco.

Alcuni sono semiseri, altri divertenti, ma l’ultimo è quello che mi ha colpito fulminandomi:

Non esistono le razze. Conosco le persone solo per quello che dicono e che hanno nel cuore

Allora ho pensato che forse tutti noi, soprattutto in questo momento particolare della nostra storia e del nostro paese, ma più in generale nelle nostre relazioni, dovremmo cogliere questo invito e diventare un po’ ciechi, per vederci meglio e per avere meno paura della diversità altrui.

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Come liberarsi delle televendite

Stasera, dopo l’ultima telefonata, giusto sul finire della cena, da parte di Vodafone per l’ennesima offerta che non potevo rifiutare, ho pregato figurativamente in ginocchio l’operatrice di avere pietà di me e di svelarmi il segreto per essere definitivamente eliminato dai loro database e da tutti quelli di qualsiasi stramaledetto operatore telefonico.

Basta chiamare il numero verde: 800.265.265 o andare sul sito http://www.registrodelleopposizioni.it/
Si riempie un form e gratuitamente si viene esclusi dagli elenchi di nomi sull’elenco telefonico che tutti gli operatori di telemarketing utilizzano per le famigerate vendite telefoniche.

Ve lo consiglio caldamente.

Explorami se ci riesci

Sono certo che questo post piacerà parecchio a un mio caro amico; infatti potrebbe tranquillamente apparire nel suo blog topusability.

Stamattina ho provato ad installare Internet Explorer 8 sul mio mac, usando parallels.
Ho seguito fiducioso tutte le istruzioni che arrivavano puntuali, chiare, precise e chiare. Fino a quella che trovate qui di seguito…

come installare internet explorer 8
La condizione necessaria e imprescindibile per installare IE8 è di avere già installato IE8.

Ogni commento è puramente superfluo…

Ciclobarona Miraggio

Breve update.

Il sito a cui faccio riferimento in questo post non è più online, ma potete comunque trovare la ciclofficina sempre allo stesso posto e informazioni a questo sito:

http://www.lastazionedellebiciclette.com/negozi/barona/

Qui di seguito il vecchio post.

A Milano ormai i negozi di ciclisti che riparano bici stanno sempre più sparendo.

Anzi alcuni ultimamente si rifiutano addirittura di fare riparazioni al sabato o, alla peggio, se hanno la puzza sotto il naso, certe riparazioni le snobbano proprio.

A me è capitato che un ciclista in zona Ripamonti si rifiutasse di cambiare il copertone della mia bici, con la scusa che il costo dell’operazione e del copertone stesso superassero quello della bici (che ha 25 anni e che se la cava ancora benissimo). E se io avessi voluto spenderla ugualmente quella somma mostruosa, che nemmeno si è degnato di comunicarmi? Non c’è stato verso di convincerlo.

Per fortuna è aperta da qualche tempo in zona Barona (via Ettore Ponti 21) la ciclofficina Miraggio.  E’ un luogo raro perché vi riparano la bici a costi umani, sono cordiali e amichevoli, promuovono iniziative di solidarietà e formazione.

Se siete in zona e avete bisogno fateci un salto o se volete comprare una bici date un’occhiata al sito. Attenzione, si trova in realtà in una traversa di via Ettore Ponti, una specie di vietta privata.

Le orde degli influenzati

Torno mio malgrado a parlare di (mala)salute. Lo faccio in onore della campagna pubblicitaria di cui ho già parlato in un vecchio post, tanto osannata dal Ministero della Sanità (Pane, amore e sanità), e in onore di Milano, città tanto “europea”, moderna e civile.

Non dubito che l’apertura della Scala sia un evento di portata internazionale, ma forse l’attenzione di politici e amministratori cittadini è bene si volga a problemi più pressanti.

Leggo oggi su Vivimilano che gli ospedali traboccano di malati e che il pronto soccorso pediatrico soffre una grave mancanza di personale in un momento dell’anno in cui chiunque può facilmente immaginare che i bambini si ammalino. E, come spesso di recente accade, quello che si legge sui giornali poi lo si vive in prima persona e non è più un evento raro e isolato come ti augureresti che sia.

Ho due bimbi, uno di due anni e uno di 3 mesi. Hanno rispettivamente quasi 40 e 38.5 di febbre. Entrambi soffrono in misura differente, di problemi renali, per i quali la febbre può essere un serio pericolo. Nessuno esclude che abbiano semplicemente una brutta influenza, però vi terreste il dubbio?

Punto primo: la pediatra non esce a visitarli nemmeno se le sparano nel didietro con i pallettoni. “Se la febbre con la tachipirina scende, non esco. Esco solo se la febbre rimane alta”, dice lei. Mi chiedo io: la tachipirina è fatta apposta per far scendere la febbre… e non per curarla. Se un pediatra non esce quando un bambino ha 40 di febbre per più giorni consecutivi, non ho proprio idea dello scenario catastrofico necessario a farlo smuovere.

Portiamo i bimbi lo stesso, viste le alternative.

Non rimaniamo particolarmente tranquilli, perciò portiamo il bimbo febbricitante al pronto soccorso della De Marchi a Milano, per far fare un esame delle urine e verificare che non ci sia infezione renale.

Con fare arrogante e strafottente, ci dicono che abbiamo sbagliato posto, ci consigliano di andare in presidi in cui effettuano analisi e non in un pronto soccorso. Peccato che per fare l’analisi dell’urina occorre l’urina…
Far fare pipì a un bambino di due anni con 40 di febbre, sotto stress e impaurito può essere un’impresa e spesso si finisce per mettergli un catetere e prelevare direttamente la pipì. Cosa che ovviamente in un laboratorio di analisi non fanno. Risultato si torna tutti a casa, poiché l’alternativa è il famigerato bollino bianco con attesa conseguente di 4 e passa ore.

Questa è la nostra città, questo è lo stato reale della salute a Milano. Dove mancano i medici nel pronto soccorso sotto le ferie, per sostenere il traffico prevedibile di bambini malati, dove si spedisce una famiglia in un ospedale dell’hinterland per farsi assistere come riferito da ViviMilano, dove i pediatri o i medici di famiglia(??) non escono più a visitare se non sotto lautissimo compenso.

Per quest’anno va così, l’anno prossimo, dopo l’avvento dell’EcoPass, ci saranno sicuramente meno malati di influenza e tutti avremo polmoni più sani, oltre che portafogli più leggeri.

Mi ricordo ancora con dolcezza e un fremito di terrore la visita del mio medico di famiglia.
Mi spingeva sulla lingua un bastoncino di legno, che mi faceva sempre pensare a un gelato appena finito.
Poi mi sollevava la maglietta e mi posava quel disco gelido sulla schiena strappandomi un brivido di freddo.
Respira… respira…

Audit: inglese o latino?

Credo che non diventerò mai un manager o PM professionista. Troppe parole inglesi da pronunciare a raffica per stare al passo coi tempi e troppo latino da trasformare magicamente in inglese. Lo so, la mia rovina è stata quella di fare il classico e di vedere troppe volte “Palombella rossa”. Ultimamente ho risposto con un commento a un post sul blog di 10people, in merito ad una questione di simil natura, ma dopo aver seguito un corso per PM in erba sono giunto alla drastica risoluzione di cui sopra.

In 8 ore di corso in italiano l’uso di parole o definizioni inglesi è come un fiume in piena. Spesso incomprensibili, talvolta riportate in maniera errata nei documenti proiettati (gold plating, indorare la pillola, scritto poi goal plating…). Numerosissimi acronimi usati in vece di definizioni impronunciabili.

Ma il meglio è la famigerata parola “audit“. Sarà italiana o latina? Di certo gli inglesi/americani la pronunciano all’inglese, e gli italiani dietro come caproni, per essere all’altezza della situazione. Diciamo che è una specie di “plus“, ovviamente pronunciato “plas“. Come un mio amico al liceo, che, fanatico dell’inglese, in un tema invece di scrivere aut aut, scrisse out out, con estrema soddisfazione dell’insegnante di italiano-latino, etimologista efferato e maniaco linguista, che come voto gli assegnò un 4 minus minus, ovviamente pronunciato: mainus mainus.
Le parole sono importanti.

Idronefrosi: dubbi e paure

Benché questo blog sia molto giovane e nonostante io abbia parlato di idronefrosi in uno dei primi articoli solo di sfuggita, molti accessi arrivano da persone che effettuano una ricerca relativa a questa malattia.
Mi sono deciso dunque a scriverne in maniera più approfondita, premettendo che descriverò principalmente la nostra esperienza personale (due figli con idronefrosi, di cui una parecchio grave) senza presunzione di competenza medica, con il solo obiettivo di fornire informazioni utili a chi si trova o troverà in una situazione analoga.

In rete troverete varie definizioni per idronefrosi, in pratica è un termine generico che indica una dilatazione anomala dei bacinetti renali, dovuta a una serie di cause che possono variare da caso a caso. Generalmente è catalogata in livelli di gravità, ma ci è capitato di sentire opinioni differenti a riguardo da diversi ecografisti, e sembrerebbe si verifichi prevalentemente nei maschi.

Per entrambi i nostri figli l’idronefrosi è stata rilevata prima della nascita: nel primo caso (Gabriele, 2 anni) all’epoca dell’ecografia morfologica, nel secondo (Matteo, 2 mesi) già verso la fine del quarto mese di gravidanza. Da qui in poi sono stati fatti controlli ecografici periodici e più frequenti del normale per monitorare l’andamento dell’idronefrosi.
Il consiglio che mi sento di dare in questa fase è di rimanere tranquilli e non preoccuparsi particolarmente, poiché in molti casi l’idronefrosi si risolve in maniera autonoma, prima o dopo la nascita. E’ invece probabile che siano richiesti una profilassi antibiotica dopo la nascita per un periodo variabile (in genere circa un anno) e per prevenire infezioni, e un controllo assiduo sul bambino con ecografie ed eventuali esami clinici (cistografia e scintigrafia) per individuare precisamente la causa della dilatazione.

Una cosa che vi verrà detta quasi da ogni medico è che l’idronefrosi in certi casi è correlata ad altre possibili malformazioni o sindromi come quella di Down. Non sono mai riuscito ad avere direttamente dai medici dei dati certi sull’incidenza di questi casi, ma è evidente che insistano su questo punto per mettere i genitori nella condizione di effettuare per tempo tutti i controlli necessari per decidere un’eventuale interruzione di gravidanza, anche se a volte questa insistenza può forse instillare un po’ d’ansia… (noi avevamo già deciso a priori di non eseguire controlli invasivi per diagnosticare in anticipo malformazioni o sindromi varie, eppure i medici continuavano a insistere su questo punto).

Le cause più frequenti dell’idronefrosi possono essere un reflusso (parte dell’urina torna indietro verso i reni dalla vescica) o una stenosi (un’occlusione) in qualche punto. Nel caso peggiore di una stenosi chiaramente diagnosticata, in genere si interviene chirurgicamente per asportare l’ostruzione (come è avvenuto per il nostro secondo figlio che aveva una dilatazione renale anomala, 15 centimetri, che ha messo a rischio la sua sopravvivenza al momento della nascita). Al di là di casi estremi come quello di Matteo, ogni opzione viene comunque presa in esame generalmente dopo la nascita. Fino a quel momento conviene cercare di vivere serenamente l’avventura della gravidanza.

Una volta a casa con il bimbo, a parte le analisi, le ecografie e la profilassi antibiotica, si dovrà stare molto attenti alla febbre che può essere un sintomo di infezione renale. Se la febbre non ha un’origine chiara o è molto alta, conviene portare il bimbo al pronto soccorso per fare un esame preliminare dell’urina e verificare che non sia presente un’infezione. In ogni caso al massimo si somministrerà un antibiotico (se la profilassi è terminata) per debellare l’infezione.

Prossimamente pubblicherò un secondo post più dettagliato sul caso del mio secondo figlio, operato due volte e tutt’ora in degenza in terapia intensiva alla Mangiagalli, per un’idronefrosi molto grave.

Chiunque volesse informazioni più precise o avesse domande specifiche su medici, ospedali e procedure, può fare un commento a questo post al quale risponderò direttamente via mail.

Un pensiero a tutti quelli che ne hanno bisogno, grandi e piccoli.