Come liberarsi delle televendite

Stasera, dopo l’ultima telefonata, giusto sul finire della cena, da parte di Vodafone per l’ennesima offerta che non potevo rifiutare, ho pregato figurativamente in ginocchio l’operatrice di avere pietà di me e di svelarmi il segreto per essere definitivamente eliminato dai loro database e da tutti quelli di qualsiasi stramaledetto operatore telefonico.

Basta chiamare il numero verde: 800.265.265 o andare sul sito http://www.registrodelleopposizioni.it/
Si riempie un form e gratuitamente si viene esclusi dagli elenchi di nomi sull’elenco telefonico che tutti gli operatori di telemarketing utilizzano per le famigerate vendite telefoniche.

Ve lo consiglio caldamente.

Politica e pubblicità

Ultimamente mi soffermo ad osservare i cartelloni pubblicitari dei nostri politici.
Non spendo nemmeno un microsecondo nell’esprimere un giudizio estetico perchè troppo spesso sarebbe impietoso. Anche salendo a livello dei messaggi verbali inviati, fatico veramente molto a raggiungere un giudizio positivo.
Eppure la mia riflessione va al significato delle parole e dei concetti che sottendono.

Per esempio perché diciamo “campagna pubblicitaria” e “campagna elettorale” usando la stessa parola?  E’ indubbio che i politici usino strumenti di vendita di massa come la pubblicità per vincere la “campagna elettorale”.

Ora mi spingerò su una linea di teorizzazione estrema.

Secondo me nessun politico dovrebbe usare mezzi pubblicitari per promuovere la propria immagine, non deve vendere niente, tanto meno slogan poco verificabili.

Se vincere le elezioni volesse solo dire avere il privilegio di poter lavorare duro per il paese e solo a beneficio di questo, non credo che ci sarebbe tutta questa corsa alla vittoria elettorale.

Mi hanno insegnato che un obbiettivo ha tante caratteristiche per definirsi tale. Una di queste è che sia misurabile. Ecco, magari invece di un cartellone pubblicitario, mi piacerebbe vedere un programma politico articolato in pochi obiettivi e le modalità e i tempi proposti per raggiungerli (obiettivi misurabili come per esempio non superare mai più i limiti di inquinamento a Milano a partire dal  2011).

Se poi a fine mandato questi obiettivi misurabili non sono stati raggiunti, si renderà conto del perchè e del per come, lasciando ai cittadini il compito di decidere su qualcosa di più di una faccia su un cartellone o di uno slogan pensato da un pubblicitario.

Con amarezza, vi saluto

Scusa, hai mica un pennarello?

Se per caso doveste scoprire un vostro collega che, furtivamente, si aggira tra i tavoli dell’ufficio, prelevando con noncuranza prodotti di cartoleria di ogni specie, non fatevi subito una brutta impressione.

Ci sono buone probabilità che sia un genitore che raccoglie materiale da portare alla scuola materna dei figli.

Se nei grafici degli impieghi dei prossimi anni ci sarà un’impennata delle manager che si occupano di recupero fondi, non stupiamoci.  Una buona parte saranno maestre di asilo che si sono votate al “fund raising” e sono diventate così brave che avranno deciso di mollare la scuola per un lavoro più sicuro.

Fino a qui ho scherzato, se di scherzo si può parlare.

Alle scuole vengono tagliati i fondi e questa non è una novità. In quella di mio figlio mancano i soldi per:
pennarelli,
fazzoletti,
scottex,
cartoleria varia,
lettini,
l’anno scorso un frigo,
sapone.

Le maestre chiedono con un pizzico di vergogna ai genitori di fornire questo materiale o darsi da fare per trovarlo. Non dico che i pennarelli siano indispensabili (ma in una scuola materna cosa dovrebbero fare i bambini se non disegnare?), ma il sapone?

Ora mi chiedo: è mai possibile che, se si devono tagliare dei soldi, li si debba tagliare proprio alle scuole?
Mi si vuole raccontare che non esiste una cazzo di alternativa per evitare che mio figlio non possa disegnare a scuola e poi lavarsi le manine?

Mi verrebbe da dire Italia di m., ma poi rischio di venire frainteso e mi vedo il blog censurato dall’oggi al domani.
Un saluto a tutti

Vademecum del buon cittadino milanese: il PIN

Il cittadino ignaro che si collega al sito del comune di milano si trova di fronte a una molteplicità di servizi utili che semplificherebbero la sua vita, evitando code e fastidi burocratici.

Peccato che per accedere a questi servizi, tra cui tassa dei rifiuti e certificati online, deve oltrepassare a scelta uno di questi tre ostacoli che ricordano le tre prove di Indiana Jones per conquistare il sacro graal.

1. Se si è fortunati possessori della carta regionale dei servizi, è semplicissimo. Basta possedere anche un lettore di carta regionale dei servizi, facilmente acquistabile in tutti i migliori negozi della città. Possedere anche un PIN per la carta. A questo punto possedere un pc e scaricare il software dedicato, disponibile anche per Mac OSX, peccato che il lettore di smart card non è testato per Mac (leggi qui sul sito CRS lombardia). In effetti un’agevolazione tremenda, questa della smart card. Essendo però per me un po’ ostico il mondo delle smart card, passo alla seconda opportunità.

2. Avere sottomano il proprio codice contribuente. Nel caso, ignorantoni, non sapeste di cosa si parla, il sito ve lo spiega subito: codice riportato sul retro dell’Avviso di Pagamento o sulla Cartella Esattoriale, giá in tuo possesso. A parte il “giá” con accento errato, il grassetto è un link che apre una pagina con immagini circolettate del famoso codice, sul famoso Avviso di Pagamento (pagamento di che non ci è dato sapere) o sulla cartella esattoriale che immagino voi consultiate quotidianamente. Io che perdo tutto mi ritrovo dunque a deviare elegantemente sul terzo e ultimo punto.

3. Richiedere il codice PIN. Per uno che usa tutti i giorni internet, dover richiedere in un ufficio un PIN per accedere a un sito suona un po’ strano. Comunque. Con pazienza mi reco oggi all’ufficio del Comune Centrale (eh, sì, il concetto di sedi decentralizzate non si applica a internet. Il PIN, se lo volete, ve lo danno solo in via Larga). Ore 13.40. Sportello ventisette, l’unico aperto. Numerino staccato: 94. Utente servito 85. Attendo con pazienza da graticola, osservando la signora che  lavora con flemma invidiabile. Ore 14.30, arriva il mio turno. Mi siedo e chiedo il benedetto PIN. Mi spiace dice lei. Qui il computer non va, stanno facendo dei lavori ai software(????). E’ tutta mattina che non funziona.

Signora… mettere un cartello? E lei alza le spalle, lei non c’entra niente, lei è solo una ruota dell’ingranaggio, è un mondo di merda, la burocrazia italiana, le fa male l’alluce valgo. Mi alzo e me ne vado. Se possibile anche da Milano.

Sicurezza militare

Abito nella periferia sudovest di Milano. Alta densità di immigrati e forte presenza di zingari. Tutto sommato una zona tranquilla. Sotto casa ho un parco comunale con pista di atletica. Adiacente a questo, una abitazione abbandonata occupata ormai da più di due anni da gruppi di zingari che cambiano in continuazione.

Da qualche settimana nel weekend appare magicamente ai margini della pista una jeep militare o dei carabinieri. Apprendo da un quotidiano locale di quelli gratuiti che è prevista la presenza di militari in zone a rischio tra cui la mia.

Dovrei essere contento eppure mi fa specie vedere una camionetta di gente armata in mezzo a bambini che corrono per il prato e girano in bici sulla pista.

Domenica scorsa, giornata splendida di sole, un mucchio di famiglie e la camionetta. Mi chiedo se ha senso che i militari stiano nel parco a proteggere la sicurezza della gente alla domenica pomeriggio. Di domenica nel parco non ho mai visto uno zingaro girovagare, se ne stanno nella loro abitazione disastrata lontano dalla mischia.

Alla sera invece all’angolo ho visto due tizi prendere a pugni in faccia un poveraccio fino a rompergli il naso (quando sono sceso per aiutarlo è fuggito con la faccia ridotta a brandelli), ma delle camionette dei militari nemmeno l’ombra.

Back to Medioevo

Leggo oggi un articolo tratto dal Corriere che racconta dell’incontro tra Berlusconi e il Papa.

Già dal primo paragrafo, mi sembra di leggere un brano di un libro di Ken Follett, ambientato nell’Italia medievale: il Cavaliere porta una magnifica croce d’oro, tempestata di diamanti e topazi, in dono al Pontefice, il quale risponde alla gentilezza con una penna commemorativa di alta rappresentanza e pregiata fattura.

Non discuto (ma potrei) sull’importanza dell’incontro e degli argomenti, ma spero che questi appuntamenti non siano troppo frequenti, per sventare la malaugurata evenienza di vedere il loro antro dei tesori svuotarsi inesorabilmente.

Comunque l’argomento “regalo pontificale” desta sempre in me curiosità. Mi ricordo tempo fa una notizia secondo la quale qualche importante personaggio (non ricordo quale) portò in dono al Papa una meravigliosa spada intarsiata di gioielli.
Certo che ci vuole una bella fantasia, tra tutte le cose che si possono scegliere, proprio una spada…

Povera patria

Il titolo richiama l’omonima canzone di Battiato, ritengo una delle più belle canzoni italiane mai scritte, drammaticamente vera, emozionante.

Ogni giorno che passa mi sale la vergogna di essere italiano.

In primis per la situazione inaccettabile della Campania. Siamo oltre il limite del grottesco, siamo già al tragico. Oltre alla palese ruberia che si nasconde (ma si nasconde veramente?) dietro questo disastro sociale e ambientale, si aggiunge anche la totale inefficienza del governo attuale. Mesi fa nei telegiornali imperversavano le notizie sulle tonnellate di immondizia nel napoletano e sulle giuste proteste dei cittadini. Poi gradualmente queste notizie sono state coperte da altre più sensazionali, delitti vari. Poi sparite del tutto quando i TG ci hanno sollazzato con sondaggi su quanti canditi procapite vengono mangiati e se piace più il panettone con le gocce di cioccolato o il pandoro con la cremina di mascarpone.

Poi a me vengono sospetti scemi e banali tipo: ma nelle zone bene di Napoli ci sono montagne di spazzatura? Davanti alle case dei politici ci sono mucchi di pattume? Mi piacerebbe che qualche napoletano smentisse questo mio sospetto, dettato ormai dalla più totale sfiducia.

Cosa pensare quando al telegiornale offrono servizi in cui elencano quantità immani di soldi investiti in questi 14 anni per risolvere il problema, andati tutti in fumo chissà dove, o utilizzati semplicemente per tenere in vita (dolce vita) questo perverso sistema, e poi a fine servizio lo chiamano “fallimento”?

Il fallimento credo sia un’altra cosa, si tenta di ottenere un risultato ma per cause diverse non si riesce. Qui credo sia una questione radicalmente diversa e i media nemmeno vogliono o possono usare dei termini adeguati per definire in maniera corretta quello che succede. Chissà come mai. Comunque c’è da stare tranquilli, verranno accertate le responsabilità e recuperati gli investimenti perduti.

Infine alcune considerazioni generali. Ultimamente sembra che si ricerchi la soluzione ai problemi nella fantomatica moratoria, sotto varie forme. Si decide di far pagare un dazio a chi inquina a Milano e “dopo” si potenziano i mezzi (non oso immaginare l’incrocio di Papiniano con Corso Genova con tutti i 14 in fila nell’ora di punta).
Credo che tutte queste iniziative siano palliativi. Se davvero si volesse risolvere la questione inquinamento allora si dovrebbe ripensare la città a misura di cittadino e non di automobile. Ma questo evidentemente lederebbe troppi interessi.

Sono qui che aspetto di vedere dove e quando faranno le tanto promesse piste ciclabili e quanto tempo ci metteranno le auto ad occuparle senza che nessuno muova un dito.

La seconda moratoria, quella sulla legge 194 per l’aborto, mi lascia basito. Cos’è una moratoria? Un decreto per impedire di applicare la legge? Una multa per chiunque decida di abortire, nonostante sia perfettamente in regola con la legge? Sensibilizzare sul problema dell’aborto è una cosa che si può sempre fare.

Anche la Chiesa si schiera a favore della moratoria.
Ma un cristiano per definizione non dovrebbe consapevolmente scegliere sempre per la vita?