Come liberarsi delle televendite

Stasera, dopo l’ultima telefonata, giusto sul finire della cena, da parte di Vodafone per l’ennesima offerta che non potevo rifiutare, ho pregato figurativamente in ginocchio l’operatrice di avere pietà di me e di svelarmi il segreto per essere definitivamente eliminato dai loro database e da tutti quelli di qualsiasi stramaledetto operatore telefonico.

Basta chiamare il numero verde: 800.265.265 o andare sul sito http://www.registrodelleopposizioni.it/
Si riempie un form e gratuitamente si viene esclusi dagli elenchi di nomi sull’elenco telefonico che tutti gli operatori di telemarketing utilizzano per le famigerate vendite telefoniche.

Ve lo consiglio caldamente.

Explorami se ci riesci

Sono certo che questo post piacerà parecchio a un mio caro amico; infatti potrebbe tranquillamente apparire nel suo blog topusability.

Stamattina ho provato ad installare Internet Explorer 8 sul mio mac, usando parallels.
Ho seguito fiducioso tutte le istruzioni che arrivavano puntuali, chiare, precise e chiare. Fino a quella che trovate qui di seguito…

come installare internet explorer 8

La condizione necessaria e imprescindibile per installare IE8 è di avere già installato IE8.

Ogni commento è puramente superfluo…

Politica e pubblicità

Ultimamente mi soffermo ad osservare i cartelloni pubblicitari dei nostri politici.
Non spendo nemmeno un microsecondo nell’esprimere un giudizio estetico perchè troppo spesso sarebbe impietoso. Anche salendo a livello dei messaggi verbali inviati, fatico veramente molto a raggiungere un giudizio positivo.
Eppure la mia riflessione va al significato delle parole e dei concetti che sottendono.

Per esempio perché diciamo “campagna pubblicitaria” e “campagna elettorale” usando la stessa parola?  E’ indubbio che i politici usino strumenti di vendita di massa come la pubblicità per vincere la “campagna elettorale”.

Ora mi spingerò su una linea di teorizzazione estrema.

Secondo me nessun politico dovrebbe usare mezzi pubblicitari per promuovere la propria immagine, non deve vendere niente, tanto meno slogan poco verificabili.

Se vincere le elezioni volesse solo dire avere il privilegio di poter lavorare duro per il paese e solo a beneficio di questo, non credo che ci sarebbe tutta questa corsa alla vittoria elettorale.

Mi hanno insegnato che un obbiettivo ha tante caratteristiche per definirsi tale. Una di queste è che sia misurabile. Ecco, magari invece di un cartellone pubblicitario, mi piacerebbe vedere un programma politico articolato in pochi obiettivi e le modalità e i tempi proposti per raggiungerli (obiettivi misurabili come per esempio non superare mai più i limiti di inquinamento a Milano a partire dal  2011).

Se poi a fine mandato questi obiettivi misurabili non sono stati raggiunti, si renderà conto del perchè e del per come, lasciando ai cittadini il compito di decidere su qualcosa di più di una faccia su un cartellone o di uno slogan pensato da un pubblicitario.

Con amarezza, vi saluto

Scusa, hai mica un pennarello?

Se per caso doveste scoprire un vostro collega che, furtivamente, si aggira tra i tavoli dell’ufficio, prelevando con noncuranza prodotti di cartoleria di ogni specie, non fatevi subito una brutta impressione.

Ci sono buone probabilità che sia un genitore che raccoglie materiale da portare alla scuola materna dei figli.

Se nei grafici degli impieghi dei prossimi anni ci sarà un’impennata delle manager che si occupano di recupero fondi, non stupiamoci.  Una buona parte saranno maestre di asilo che si sono votate al “fund raising” e sono diventate così brave che avranno deciso di mollare la scuola per un lavoro più sicuro.

Fino a qui ho scherzato, se di scherzo si può parlare.

Alle scuole vengono tagliati i fondi e questa non è una novità. In quella di mio figlio mancano i soldi per:
pennarelli,
fazzoletti,
scottex,
cartoleria varia,
lettini,
l’anno scorso un frigo,
sapone.

Le maestre chiedono con un pizzico di vergogna ai genitori di fornire questo materiale o darsi da fare per trovarlo. Non dico che i pennarelli siano indispensabili (ma in una scuola materna cosa dovrebbero fare i bambini se non disegnare?), ma il sapone?

Ora mi chiedo: è mai possibile che, se si devono tagliare dei soldi, li si debba tagliare proprio alle scuole?
Mi si vuole raccontare che non esiste una cazzo di alternativa per evitare che mio figlio non possa disegnare a scuola e poi lavarsi le manine?

Mi verrebbe da dire Italia di m., ma poi rischio di venire frainteso e mi vedo il blog censurato dall’oggi al domani.
Un saluto a tutti

Vademecum del buon cittadino milanese: il PIN

Il cittadino ignaro che si collega al sito del comune di milano si trova di fronte a una molteplicità di servizi utili che semplificherebbero la sua vita, evitando code e fastidi burocratici.

Peccato che per accedere a questi servizi, tra cui tassa dei rifiuti e certificati online, deve oltrepassare a scelta uno di questi tre ostacoli che ricordano le tre prove di Indiana Jones per conquistare il sacro graal.

1. Se si è fortunati possessori della carta regionale dei servizi, è semplicissimo. Basta possedere anche un lettore di carta regionale dei servizi, facilmente acquistabile in tutti i migliori negozi della città. Possedere anche un PIN per la carta. A questo punto possedere un pc e scaricare il software dedicato, disponibile anche per Mac OSX, peccato che il lettore di smart card non è testato per Mac (leggi qui sul sito CRS lombardia). In effetti un’agevolazione tremenda, questa della smart card. Essendo però per me un po’ ostico il mondo delle smart card, passo alla seconda opportunità.

2. Avere sottomano il proprio codice contribuente. Nel caso, ignorantoni, non sapeste di cosa si parla, il sito ve lo spiega subito: codice riportato sul retro dell’Avviso di Pagamento o sulla Cartella Esattoriale, giá in tuo possesso. A parte il “giá” con accento errato, il grassetto è un link che apre una pagina con immagini circolettate del famoso codice, sul famoso Avviso di Pagamento (pagamento di che non ci è dato sapere) o sulla cartella esattoriale che immagino voi consultiate quotidianamente. Io che perdo tutto mi ritrovo dunque a deviare elegantemente sul terzo e ultimo punto.

3. Richiedere il codice PIN. Per uno che usa tutti i giorni internet, dover richiedere in un ufficio un PIN per accedere a un sito suona un po’ strano. Comunque. Con pazienza mi reco oggi all’ufficio del Comune Centrale (eh, sì, il concetto di sedi decentralizzate non si applica a internet. Il PIN, se lo volete, ve lo danno solo in via Larga). Ore 13.40. Sportello ventisette, l’unico aperto. Numerino staccato: 94. Utente servito 85. Attendo con pazienza da graticola, osservando la signora che  lavora con flemma invidiabile. Ore 14.30, arriva il mio turno. Mi siedo e chiedo il benedetto PIN. Mi spiace dice lei. Qui il computer non va, stanno facendo dei lavori ai software(????). E’ tutta mattina che non funziona.

Signora… mettere un cartello? E lei alza le spalle, lei non c’entra niente, lei è solo una ruota dell’ingranaggio, è un mondo di merda, la burocrazia italiana, le fa male l’alluce valgo. Mi alzo e me ne vado. Se possibile anche da Milano.

Ciclobarona Miraggio

A Milano ormai i negozi di ciclisti che riparano bici stanno sempre più sparendo.

Anzi alcuni ultimamente si rifiutano addirittura di fare riparazioni al sabato o, alla peggio, se hanno la puzza sotto il naso, certe riparazioni le snobbano proprio.

A me è capitato che un ciclista in zona Ripamonti si rifiutasse di cambiare il copertone della mia bici, con la scusa che il costo dell’operazione e del copertone stesso superassero quello della bici (che ha 25 anni e che se la cava ancora benissimo). E se io avessi voluto spenderla ugualmente quella somma mostruosa, che nemmeno si è degnato di comunicarmi? Non c’è stato verso di convincerlo.

Per fortuna è aperta da qualche tempo in zona Barona (via Ettore Ponti 21) la ciclofficina Miraggio, di cui vi invito a visitare il sito www.ciclobarona.net. E’ un luogo raro perché vi riparano la bici a costi umani, sono cordiali e amichevoli, promuovono iniziative di solidarietà e formazione.

Se siete in zona e avete bisogno fateci un salto o se volete comprare una bici date un’occhiata al sito. Attenzione, si trova in realtà in una traversa di via Ettore Ponti, una specie di vietta privata.

ciclobarona.net

La solitudine dell’amore

2742407E’ uscito da qualche giorno il nuovo libro della mia amica scrittrice Raffella Bedini: “La solitudine dell’amore”.

Non l’ho ancora letto, è lì sul comodino di mia moglie, a cui l’ho regalato, perché il precedente le era piaciuto molto.

Confido che anche questo mi piacerà, spero anche più del primo. Se siete curiosi, compratevelo. Lei è una brava scrittrice. Vale la pena. Poi non appena l’avrò letto ne farò subito una recensione, per accontentare i più esigenti.

Buona lettura.