Le orde degli influenzati

Torno mio malgrado a parlare di (mala)salute. Lo faccio in onore della campagna pubblicitaria di cui ho già parlato in un vecchio post, tanto osannata dal Ministero della Sanità (Pane, amore e sanità), e in onore di Milano, città tanto “europea”, moderna e civile.

Non dubito che l’apertura della Scala sia un evento di portata internazionale, ma forse l’attenzione di politici e amministratori cittadini è bene si volga a problemi più pressanti.

Leggo oggi su Vivimilano che gli ospedali traboccano di malati e che il pronto soccorso pediatrico soffre una grave mancanza di personale in un momento dell’anno in cui chiunque può facilmente immaginare che i bambini si ammalino. E, come spesso di recente accade, quello che si legge sui giornali poi lo si vive in prima persona, non è più un evento raro e isolato come ti augureresti che sia.

Ho due bimbi, uno di due anni e uno di 3 mesi. Hanno rispettivamente quasi 40 e 38.5 di febbre. Entrambi soffrono in misura differente, di problemi renali, per i quali la febbre può essere un serio pericolo. Nessuno esclude che abbiano semplicemente una brutta influenza, però vi terreste il dubbio?

Punto primo: la pediatra non esce a visitarli nemmeno se le sparano nel didietro con i pallettoni. “Se la febbre con la tachipirina scende, non esco. Esco solo se la febbre rimane alta”, dice lei. Mi chiedo io: la tachipirina è fatta apposta per far scendere la febbre… e non per curarla. Se un pediatra non esce quando un bambino ha 40 di febbre per più giorni consecutivi, non ho proprio idea dello scenario catastrofico necessario a farlo smuovere.

Portiamo i bimbi lo stesso, viste le alternative.

Non rimaniamo particolarmente tranquilli, perciò portiamo il bimbo febbricitante al pronto soccorso della De Marchi a Milano, per far fare un esame delle urine e verificare che non ci sia infezione renale.

Con fare arrogante e strafottente, ci dicono che abbiamo sbagliato posto, ci consigliano di andare in presidi in cui effettuano analisi e non in un pronto soccorso. Peccato che per fare l’analisi dell’urina occorre l’urina…
Far fare pipì a un bambino di due anni con 40 di febbre, sotto stress e impaurito può essere un’impresa e spesso si finisce per mettergli un catetere e prelevare direttamente la pipì. Cosa che ovviamente in un laboratorio di analisi non fanno. Risultato si torna tutti a casa, poiché l’alternativa è il famigerato bollino bianco con attesa conseguente di 4 e passa ore.

Questa è la nostra città, questo è lo stato reale della salute a Milano. Dove mancano i medici nel pronto soccorso sotto le ferie, per sostenere il traffico prevedibile di bambini malati, dove si spedisce una famiglia in un ospedale dell’hinterland per farsi assistere come riferito da ViviMilano, dove i pediatri o i medici di famiglia(??) non escono più a visitare se non sotto lautissimo compenso.

Per quest’anno va così, l’anno prossimo, dopo l’avvento dell’EcoPass, ci saranno sicuramente meno malati di influenza e tutti avremo polmoni più sani, oltre che portafogli più leggeri.

Mi ricordo ancora con dolcezza e un fremito di terrore la visita del mio medico di famiglia.
Mi spingeva sulla lingua un bastoncino di legno, che mi faceva sempre pensare a un gelato appena finito.
Poi mi sollevava la maglietta e mi posava quel disco gelido sulla schiena strappandomi un brivido di freddo.
Respira… respira…

Pubblicato in:  on Dicembre 27, 2007 at 9:56 pm Lascia un Commento
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Il collaudatore di scarpe

di Wilhelm Genazino
2003, Edizioni Guanda
Genere: Romanzo
Paese: Germania

Questo libro mi è stato consigliato da un amico e io ricambio il favore consigliandolo a voi. Innanzitutto perché mi piace l’idea di aprire le mie scelte verso letterature straniere e poi perché questo libro vale la pena di essere letto. Il titolo curioso mi ha attirato da subito, dandomi la sensazione che lo stile dell’autore si avvicinasse a quello di Pennac, senza motivazioni reali.
Si sono rivelati di fatto molto diversi, mantenendo l’originalità come tratto comune.

“Il collaudatore di scarpe” è un libro in cui poca importanza hanno gli eventi e la trama, poiché tutta l’attenzione è rivolta al mondo interiore del protagonista, alla sua propensione all’osservazione di piccoli dettagli, alla continua riconferma della stranezza della vita. E’ questo forse il tema ricorrente, caro all’autore: la Stranezza Della Vita Tutta, come viene definita nel libro. E a tutti i modi che un uomo adotta razionalmente per non soccombervi, grotteschi, divertenti o desolanti che siano.

Il lavoro del collaudatore di scarpe non a caso è perfettamente in linea con l’anomalia della vita. Soprattutto permette al protagonista di passeggiare per ore, libero di osservare le persone, i loro gesti, il loro aspetto e soprattutto libero di riflettere sulla vita, le sue bizzarrie e il suo senso ultimo; di una cosa è certo il protagonista: quella di vivere non è una sua scelta consenziente e qualcuno prima o poi gliene darà spiegazione o la possibilità di decidere in maniera consapevole.

Lo stile della scrittura è asciutto, pulito e conciso. Frasi brevi, brevi dialoghi fulminanti. Le conversazioni si svolgono per lo più nella testa del collaudatore.

Un libro curioso, intelligente, a tratti divertente, a tratti molto triste. Da leggere.

Pubblicato in:  on Dicembre 2, 2007 at 9:55 am Lascia un Commento
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